Verde in città per ritrovare la nostra natura

La sostenibilità è un trend in crescita. Diventa sempre più un fattore di competitività nel mercato economico. Come se la capacità di vivere e di agire in armonia con il nostro pianeta abbia solo a che fare con calcolatrici e libri contabili delle aziende.

Occhio a questa visione monca. Il rischio è quello di agire solo quando il profitto economico ce lo consente. E così non agiremmo in tempo, non saremmo abbastanza proattivi.

Per la natura non ci sono formule economiche esatte, non possiamo semplicemente prezzarla al pari di uno smartphone o dell’ultimo capo trendy.

Questo porta a non comprendere il valore dei servizi gratuiti che la natura ci dona e senza i quali non potremmo vivere: ossigeno, acqua, fertilità dei suoli, ad esempio. Per questo nei costi di un prodotto o servizio è più unico che raro che vengano calcolati i costi ambientali per la sua produzione.

Questa svalutazione della sostenibilità ambientale è quella che negli ultimi due secoli ci ha permesso di tagliare duemila miliardi di alberi.

Nel 2019 sulla rivista Science uno studio del Crowther Lab ha dimostrato l’enorme potenziale di sequestro di carbonio operato dalle piante. E gli alberi non solo influiscono sulla CO2 in atmosfera ma anche sulla biodiversità, sulla vivibilità e la resilienza dei nostri territori oltre che sul nostro benessere emotivo e cognitivo.

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Ecco perché gli alberi rappresentano un fattore chiave nello sviluppo sostenibile e un fondamentale investimento per le nostre città, garantendo una serie di preziosi servizi ecosistemici.

Poter camminare per strade che non scottino come carboni ardenti sotto il sole estivo. Grazie all’ombreggiamento alberi e piante abbassano le temperature locali, rinfrescando l’aria circostante con l’evaporazione. Effetto non da poco quando si tratta di circa 6-7 gradi in meno rispetto alle zone cementificate.

Respirare a pieni polmoni un’aria più carica d’ossigeno e meno di polveri sottili e inquinanti. Un aspetto di vitale importanza contro l’inquinamento atmosferico: perché le foglie non solo assorbono CO2 e producono ossigeno, ma trattengono anche questi elementi dannosi per la nostra salute.

E quando le alluvioni si presentano alla porta delle nostre città - sempre più frequenti e pericolose - con gli alberi i danni saranno ridotti. Le piante intercettano le piogge, un solo albero può trattenere fino a 3.000 litri d’acqua ogni anno, permettendole un deflusso più graduale e l’infiltrazione nel terreno sottostante, diminuendo il dilavamento ed evitando devastanti alluvioni improvvise e pericolose.

“Il verde deve farsi strumento della progettazione stessa delle città, non essere la ciliegina verde per rendere più grazioso l’arredo urbano” - Antonio Nicoletti, responsabile aree protette e biodiversità di Legambiente

A maggior ragione perché la natura urbana non fa bene solo al corpo ma, come si suol dire, anche all’anima.

Circondati solo da palazzi e cemento non stiamo bene per niente. Veniamo così schiacciati dal grigiore cittadino. Smog, traffico, bruttezza, monotonia.

Possiamo cambiare le cose partendo dal nostro ambiente di vita, la nostra casa. Per scoprire come fare, iscriviti al nostro video corso “Casa: luogo da vivere - Abitare la casa in modo organizzato, sicuro e sostenibile”.

“Quando si vive in ambienti troppo costruiti e degradati manca il contatto con la natura e può insorgere una sindrome depressiva tipica della solastalgia, che si traduce in vere e proprie patologie” - Francesco Ferrini, professore di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree all’Università di Firenze.

C’è poco da fare, la natura noi ce la portiamo dentro e non possiamo pensare di separarcene senza conseguenze. È ciò che Edward Wilson definiva “biofilia”, questo bisogno innato del mondo vivente. Una questione di biodiversità interiore.

Il verde pubblico certamente appaga i nostri occhi anche col suo valore estetico ma non si ferma qui: ha anche molti effetti sociali e cognitivi, verificabili sul successo scolastico dei ragazzi e sull’integrazione delle minoranze.

La sostenibilità è democratica

In questo è rappresentata una questione democratica: decidere dove progettare le strutture verdi deve tenere in considerazione l’equa accessibilità da parte dei cittadini.

Nella realtà dei nostri centri urbani questo non è scontato. Spesso alcune zone, solitamente le periferie, rimangono spoglie, rischiando di rinforzare l’iniquità e non il bene comune. Una buona progettazione può e deve rendere disponibili a tutti le stesse risorse.

In ogni caso, la scelta delle piante dovrebbe essere fatta considerando anche quello che potranno restituire, a seconda del luogo e delle relazioni che intrecciano con l’ambiente circostante.

L’ecologia in città è una cosa seria!

Capire l’importanza delle piante e progettare bene il verde urbano sono passi necessari ma non sufficienti, occorre infine una gestione appropriata del verde, con opportune risorse, che assicuri la crescita naturale della pianta evitando le capitozzature.

“Gestire bene costa, ma diventa un investimento perché i benefici che le piante restituiscono alla comunità hanno anche un valore economico” - Giorgio Vacchiano, ricercatore in gestione e pianificazione forestale all’Università Statale di Milano.

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