Le vere svendite del Black Friday

di Salvatore Insolia

Black Friday, sconti mirabolanti, acquisti a più non posso… e lo sviluppo sostenibile?

È ormai un appuntamento rituale quello del fatidico venerdì successivo al giorno del ringraziamento.

Brand e negozi di tutto il mondo intasano ogni canale comunicativo proponendo offerte irrinunciabili da acchiappare al più presto. Offerte, insomma, che non possiamo rifiutare!

Ma non è tutto oro quel che luccica.

Il “venerdì nero” presenta infatti diverse criticità etiche, ambientali ed economiche.

In primis, chi paga il prezzo di questi sconti per davvero? Perché lo sconto mette l’acquirente di buonumore, ma sappiamo che ripercussioni ha sulla filiera dei lavoratori? Ci chiediamo se dietro il nostro acquisto a “un prezzo imbattibile” si nascondano relazioni lavorative inique, sfruttamento e violazione dei diritti? Quanto vale davvero tutto questo? 

E poi tutti gli sconti sono veramente offerte imperdibili? Non sempre si risparmia per davvero. Spesso le percentuali di sconto sono esagerate. Se la percentuale di sconto viene calcolata prendendo come base il prezzo di listino del prodotto al momento del lancio sul mercato, è semplice vantare sconti anche del 50% o più su prodotti usciti diversi mesi fa e che, nel frattempo, hanno già subito un calo fisiologico del prezzo. Inoltre, non è raro che gli stessi prezzi siano disponibili in altri periodi. Di eccezionale, quindi, nella maggior parte dei casi c’è ben poco.

Gli sconti però inibiscono le nostre capacità critiche e analitiche, soprattutto quando sono venduti come qualcosa di assolutamente irripetibile “fino a esaurimento scorte”.

E davanti agli sconti, chi ci pensa più all’ambiente? Abbiamo davvero bisogno di fare quegli acquisti? Oppure questo apparente bisogno si trasformerà in spreco e inquinamento? Occorre riflettere sugli acquisti che facciamo, perché ogni nostro acquisto ed azione quotidiana consuma e spreca risorse.

Per concretizzare questo aspetto, analizziamo l’hi-tech: vera e propria punta di diamante del Black Friday e della sua costola, il Cyber Monday.

Telefonini, TV, computer, elettrodomestici e loro simili richiedono risorse preziose e molta energia per essere prodotti. E, quando vengono buttati, le materie prime con cui sono costruiti vengono recuperate solo in minima parte tramite processi di riciclo. Il mercato ci chiede di sostituire ciecamente e costantemente i nostri prodotti elettronici per il modello di ultima generazione, acchiappando al volo ogni offerta speciale.

Con questo atteggiamento le Nazioni Unite prevedono che entro il 2030 ci saranno 74 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici a livello globale. Rifiuti che creano già oggi vari problemi di inquinamento ambientale ma anche di salute, perché le discariche elettroniche sono siti radioattivi che contaminano la popolazione locale. La maggior parte di questi rifiuti viene scaricata in Africa.

Ultimo, ma non meno importante. Pur di accaparrarsi un prodotto scontato, mettiamo da parte la nostra umanità. Durante il Black Friday sono comuni spintoni e cadute che causano lievi infortuni, e non mancano all’appello neppure gravi infortuni e, addirittura, violenze intenzionali. Qual è allora la scala dei valori?

Il “venerdì nero” è considerato anche l’inizio della stagione natalizia. Iniziamo questa stagione col giusto spirito allora, non svendiamo la nostra etica, la nostra terra, il nostro futuro per qualche soldo.