Economia domestica e economia

Ciao a tutt* e bentrovat* in questo terzo episodio del podcast di Evekeia. Sono Rosaria Rogasi, ex insegnante di economia domestica.

Come già sapete questa è una rubrica settimanale che ci accompagnerà alla scoperta di una disciplina tanto dimenticata quanto indispensabile alla vita di tutti i giorni: l’economia domestica, per l’appunto.

Nella puntata precedente abbiamo analizzato la relazione che c’è tra economia domestica e sostenibilità ambientale.

In questa puntata indagheremo ed approfondiremo la relazione che c’è tra economia domestica ed economia propriamente detta.


Iniziamo capendo l’origine del termine “economia”, la cui radice greca è oikos, che significa casa.

L’economia nasce come l’arte di reggere e bene amministrare le cose della famiglia.

Ha quindi molto a che fare con la casa e il lavoro domestico e familiare. Ma perché allora parlare di economia domestica se l’economia è intrinsecamente domestica?

Perché a partire dalla seconda rivoluzione industriale di fine ‘800, c’è stato un vero e proprio boom di quella forma di economia che avviene fuori dall’ambiente domestico. Con le fabbriche e i modelli di lavoro che hanno contribuito a creare, c’è stato un sempre maggiore acquisto di beni e servizi che vengono prodotti all’esterno della casa e della famiglia (e anche una diminuzione di quanto veniva prodotto all’interno della casa dalla famiglia).

Per questo il termine economia si è sempre più slegato dalla casa, rendendo necessario l’utilizzo della locuzione “economia domestica” per indicare l’insieme di competenze e conoscenze utili e necessarie per la conduzione degli aspetti pratici della vita del singolo, di una famiglia e di una comunità.

Quali sono state le implicazioni di questo cambiamento?

In primo luogo, è aumentata molto la specializzazione produttiva, con il conseguente aumento delle dimensioni del mercato degli scambi. In questo modo, il lavoro svolto per produrre beni e servizi per il mercato è diventato “il lavoro vero”, mentre il lavoro domestico, i cui beni e servizi non passavano per il mercato, è stato concentrato nella figura di “angelo della casa”, che la donna ha dovuto assumere.

L’uomo si è identificato con il lavoro fuori casa remunerato e la donna con il lavoro in casa.

Suddivisione che per un lungo periodo di tempo ha mantenuto un certo equilibrio, riconoscendo l’importanza dell’economia domestica.

Equilibrio però eroso poi da alcuni fattori, come l’ulteriore sviluppo tecnologico e la rivendicazione di un ruolo paritario da parte della donna. Così è crollata l’attenzione verso l’economia domestica.

È quanto mai indispensabile recuperare il valore dell’economia domestica, rivalorizzandone gli aspetti produttivi, il consumo consapevole e la sua centralità nella nostra quotidianità.

P er questo abbiamo progettato un percorso formativo online rivolto a chiunque voglia imparare a condurre la propria quotidianità in maniera organizzata, ecologica e sostenibile.

L’emblema della svalutazione dell’economia domestica è il PIL - indicatore utilizzato per misurare il progresso e il benessere delle nostre società, ma che presenta non poche criticità.

Innanzitutto il PIL è un misuratore di caratteristiche esclusivamente materiali - che non sono sufficienti per valutare il reale benessere di una persona - e oltretutto anche da questo punto di vista presenta numerosi difetti.

In primo luogo perché il PIL considera solo ciò che passa per il mercato. E quindi esclude tutto quanto si produce in famiglia, all’interno della propria economia domestica: pasti, pulizie, servizi educativi e di cura e tanto altro. E da questo capiamo come l’economia domestica e tutto ciò che la compone sia profondamente svalutato nel discorso economico.

In secondo luogo, un aumento del PIL viene sempre accolto come un assoluto miglioramento del benessere e della qualità di vita delle persone… non considerando però che il PIL ha una struttura additiva.

Facciamo degli esempi per spiegare questo concetto.

La produzione di sigarette fa parte del PIL, il quale poi contabilizza additivamente anche le cure mediche necessarie per coloro che si ammalano per cancro da fumo, cure che servono a cercare di riportarli in uno stato di salute che sarebbe stato comunque migliore senza il consumo di sigarette.

Anche per l’inquinamento ambientale il principio è lo stesso. Vengono calcolate nel PIL le produzioni che generano inquinanti e poi si aggiungono le spese per disinquinare e curare la salute di chi si è ammalato per colpa dell’inquinamento. Il PIL si gonfia ma non c’è traccia di un reale miglioramento delle condizioni di vita.

Inoltre anche la produzione di armamenti è conteggiata nel PIL, ma non si può mai dire che le guerre migliorino il benessere delle persone.

Armi, fumo, gioco d’azzardo, produzioni inquinanti… sono tante le categorie commerciali che non giovano al benessere umano e del pianeta ma che rientrano nel PIL. Più aumenta la loro vendita nel mercato, più aumenta il PIL, più - in linea teorica - dovrebbe aumentare il benessere personale e collettivo - ma abbiamo visto che non è affatto così.

Mentre attività di vitale importanza e che realmente possono favorire il benessere delle persone sono escluse: come cucinare, pulire, saper fare acquisti consapevoli e tutto quanto attinente all’economia domestica.

Il fatto che si continuino a privilegiare obiettivi di PIL invece di obiettivi come il benessere della persona e della famiglia, la sostenibilità, l’etica, considerati dalle persone come prioritari, dimostra un grave deficit nella cultura economica.

Significa non solo che siamo rimasti alle priorità di una società povera, ma anche che tutto è lecito pur di uscire da questa povertà avvertita.

Eppure, come dimostra il consumismo, oggi viviamo in una società “dell’abbondanza”, che bisogna imparare a governare. In questo orizzonte l’economia domestica gioca un ruolo fondamentale. Nella qualità di vita di ogni persona sono parte essenziale i beni e le scelte prodotte all’interno della propria economia domestica.

Per prenderci cura della nostra quotidianità abbiamo bisogno di competenze e conoscenze che ci permettano di poter gestire la nostra vita.

Perché la voglia di equilibrio è innata, ma l’economia domestica ha bisogno di mediatori e di competenze. Ed Evekeia vuole essere un punto di riferimento in questa innovata visione dell’economia domestica.

Per oggi è tutto. Vi diamo appuntamento nella prossima puntata, nella quale parleremo delle relazioni tra economia domestica e relazioni sociali. 
E se volete cambiare la vostra quotidianità per viverla in maniera organizzata, ecologica e sostenibile, scoprite il nostro per-corso.

Un caro saluto da Evekeia.